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Sonico mondo, sonico incanto... Suoni dovunque vivi e distorti, suoni comunque docili e aperti...


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A te che passi di qua

Demo Dynamic HTML: esempio pratico

Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.











Girami dentro...

E' accaduto *loading* volte

 



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Ma poi perché urli?

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venerdì, 05 maggio 2006

Piscina comunale. Regno della mia pausa pranzo. Ingresso rapido, al solito. Sport compresso tra lavoro mattutino e pomeridiano. Sport a panino.
-Ciao, Monia.
-Ciao, giovane leva della cassa.
Il macchinario, bocca a fessura, inghiottisce la tessera magnetica. Meno quattro al rinnovo abbonamento. Prossima settimana: ci proveremo ancora a fingere d'essere gggiovani, di quella gggioventù che garantisce la tariffa ridotta. Ci proveremo, finché la ruga funesta della zampa di gallina non tradirà, insospettendola, la giovane leva della cassa che, ligia al dovere, richiederà il documento, scoprendo la discrepanza anagrafica.
-Altro che ridotto, babbiona.
Sempre che poi non passi, durante il rinnovo, qualcuno del folto esercito degli istruttori storici che mi conosce dalla veranda età dei sei, quando, giovane virgulto esile delle elementari, m'apprestavo ad imparare l'antica arte di come ci si tuffa spanciandosi. E fa presto a fare i conti.
Vedremo.
Intanto godiamoci il quartultimo ingresso del vecchio abbonamento, fattomi ridotto per compiacenza.
Spogliatoi a pettine, stile appartamento di Pozzetto in "Ragazzo di campagna" (ops, citazione che rischia di svelare l'età alla giovane leva. Omettere. Omettere.) Donne in asciugatura rapida del capello, grazie ad un nuovissimo phon a tempo (sei minuti/ 10 cent). Phon capaci di elettrizzare qualunque fibra, figuriamoci capigliature medio lunghe che difatti svolazzano qua e là, come aureole di santo o criniere di leone. Donne del nuoto libero mattutino, fascia 10/ 12, pronte a scattare a casa per il pranzo. Mi scambio con loro. Infilo rapida costume, ciabatte, cuffia al silicone con squalo dalle ali da dolce farfallina disegnato sopra ed occhialini. Noto una strana velatura sul didietro: anche questo costume sta per cedere. Tempo medio di resistenza del tessuto tecnico a cloro e lavaggi casalinghi: cinque mesi. Poi, inesorabile, si consuma e parte l'elasticizzato. E ti ritrovi col sedere espanso come dentro un pallone aerostatico.
Speriamo regga, almeno per oggi.
Supero il corridoio antivirus, costituito da docce che ti sciacquano lo sporco del mondo di dosso e spruzzini altezza piedi che puliscono le ciabatte, qualora tu non le abbia appena tolte dal borsone, ma usate per attraversare come vietcong campi umidi di pioggia.
Entro. Il tasso d'umidità sale improvviso all'80%. La respirazione si dilata per evitare il collasso. Mi dirigo convinta, con passo da carabiniere al posto di blocco, alla cesta dei pull, meravigliosi attrezzini a forma di otto da inserire tra le gambe a scopi non sessuali.
I pull, nelle piscine, costituiscono una sorta di oggetto mitico. Dovrebbero essere a disposizione dell'utenza, come palettine, pinne e tavolette, ma subiscono un destino diverso. Spariscono, a tratti. Si nascondono, come timorosi d'essere presi. Se il giorno prima ne vedevi venti, il giorno seguente di quei venti appena uno, mangiucchiato. Sospetto lotte notturne di pull contro misteriosi mostri che vogliono divorarli e loro tutti a scappare per il piano vasca.
-Sennò li rubano-, dice a volte qualche bagnino, con aria da segreto di stato, -allora bisogna non tenerli tanto esposti.
Cavoli: rincorsi, mangiucchiati e pure rubati. Un martirio. E ti credo, allora, che ieri s'erano nascosti dentro un sacco nero della spazzatura. La cesta era vuota. Sicuro tentativo di depistaggio. Io tifo ad oltranza per loro.
Presone uno, vado alla mensolina delle tavolette.
Ora ci sono. Ho tutto. Entro in acqua. Abbasso gli occhialini. Dietro, ben nascosti da opaco vetro azzurro, due occhi come sfide. Esagerazione inutile di una che si diverte a fingersi atleta.
Quando tutto pare pronto per cominciare a nuotare, entra lei. Abbronzata che sembra un sofficino findus dimenticato in padella, magra come una che di sofficini findus non ne mangia mai perché appunto li dimentica in padella. Costume inesistente, con pareo minimalista bianco attorno ai fianchi. Cuffia con microfono, come usava Ambra.
L'istruttrice d'acquaerobica. Due lezioni in fila. Occupa due corsie con signore che si dimeneranno al ritmo di Fever, Eminem, Madonna e Tiziano Ferro, tenuti a volume da 1° maggio a Roma in P.zza San Giovanni. Donne avvolte in fasce di gomma galleggianti che le terranno alte sull'acqua, per dimenare meglio le gambe. Donne che non si bagneranno mai la testa o la faccia. E saranno rosse. Tanto rosse.
E noi del nuoto libero lì accanto. Per un'ora nuoteremo scansando i calci che le donzelle tirano da sotto, per allenare gli adduttori. Per un'ora i bassi e i decibel della musica ci riempiranno le orecchie, con effetto ovatta ogni volta che ributteremo la testa giù dopo aver respirato. Tipo i sonar dei sottomarini.
Ma soprattutto lei.
Con quel microfono micragnoso a neo, a scandire gli "uno, due, tre" degli esercizi.
Non parlando. Urlando. Come un sergente dei marines. Ad incoraggiare donne che -poi negli spogliatoi- "e non si può mica così, non è un lavoro! Io ci vengo per rilassarmi, mica a morire."
Lei, su e giù lungo il bordo vasca, a chiamarle per nome, a dire che il braccio più su e spingi meglio e scalcia che ti viene il pancino duro e poi vedi tuo marito.
Giuro che una volta, finito tutto, mentre mi rivestivo, una signora stava entrando per il corso successivo. Sentite le grida, disse:
"No, o Mirella, o che lo senti? C'è LEI. Io non entro, eh?, ah, io no."

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Dèlf in her fuffa mood


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