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A te che passi di qua

Demo Dynamic HTML: esempio pratico

Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.











Girami dentro...

E' accaduto *loading* volte

 



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Post-it sul frigo di me stessa

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giovedì, 01 marzo 2007

Non parlare alla Verità Assoluta. Parla a me.

E' lì che troveremo la tua Poesia. Sta lì. Nei tuoi sussurri senza protezione. Nel tuo dirmi cosa ti cattura del mondo. Senza scene. Le parole stanno dietro il tendone rosso. Non profumano di violette. Difficilmente hanno fondotinta e mascara. La Poesia. Il fluire spontaneo delle tue spinte interiori. L'odore della tua paura. Le mani macchiate d'inchiostro. Gli occhi lucidi per qualcosa di minuscolo e poco scintillante. La rete sfondata che sbuca in un campo incolto. La perfezione armonica costruita per avvicinarsi a ciò che già è perfetto ed armonico. Lo sapevi? Non t'inventi nulla. Sveli (se ci riesci) soltanto ciò che già c'era e t'impegni a veicolarlo. Ma quello che già c'era non si trova in un limbo dorato e chissà dove. E' qui. Quindi smetti di guardare in su.

Abbandona il teatrino delle pose e fatti vedere. Come sei? Quello m'interessa. E come sei non è stasi. E movimento continuo. Quindi evita le griglie, per cortesia. Oltre a farti "a quadretti" somigliano alla partita iniziata su una scacchiera. E la tattica, specie la tua, ora non mi serve.

Scendi con la voce fino alle mie orecchie, lascia che entrino le parole, non i loro astucci. Non lasciarle fluttuare chissà dove, indistinte, nell'aria, sopra i nostri capelli. Che ci fanno lì? A chi servono? Agli uccelli in volo? Agli aerei più in alto? No. Loro passano. Non si nutrono di vocali, consonanti e vocabolari. Afferrale, spogliale dalla patina di eleganza ed enfasi con cui le hai protette finora. Buttamele addosso. Non dire "Amore". Dimmi che faccia ha. Dimmi di che sa. Dimmi se profuma o odora fatiscente. Dimmi se invecchia o nasce e come fa. Ma per te, non per le categorie generiche umane. "Amore" è parola comune, che ci contiene tutti. Quindi tu non devi insegnarci proprio nulla. Mettiti in un angolo e lascia spazio alle parole. Ti crederemo di più.

Le parole non sono le cose che indicano.
Quindi non sforzarti di farmi vedere una casa dicendo casa. Non usare il tono greve delle mura di cemento, non impostare il tono come se fosse un tetto che protegge. Non la devo vedere. Devo sentirla. L'ingresso. Le scale. Le mattonelle. Dimmi "casa". E, tra l'altro, la "tua" casa. Perché delle altre me ne parleranno, appunto, gli altri. Solo così potrai sperare che io mi senta "svegliare" di colpo da ciò che dici.

Perché sei qui?
Per gli applausi?
Per gli occhi lucidi?
Per una pacca sulle spalle?
L'arte non chiede complimenti. A dirti la verità, mi sa che non chiede proprio nulla. E'.
Necessità.

Ho visto immagini di guerra. Pedofili incapaci di smettere. Omicidi e torture. Indifferenza. Ho visto l'altro lato dell'uomo. Ho visto le fortune e le luci. Gli incidenti in autostrada. Le scoperte. Il sacrificio di chi si annulla per gli altri. Le barelle di un medico di frontiera. Il secchio della donna delle pulizie. Un leone nella savana. I resti di antichi paesi.
Le ossa degli antenati. Ho visto piatti di pasta fumanti. E molto altro ancora ho da vedere. Sappilo, quando mi parli.
Dal palco, quando ci sali, non hai nulla da insegnarmi.
Non sei più bella di me. Né più intelligente. Nemmeno hai sofferto di più o di meno. O amato meglio di me.
Che c'entra, poi?
Non cercare di scuotermi a forza. Non sfondare la porta. Che vuoi?
Ricorda che il mio ascolto devi meritarlo. Non è scontato né dovuto per contratto.
Quando hai scritto qualcosa, attorno a te c'era silenzio.
Quindi se vuoi dirmelo, recupera quella dimensione silente.
Niente scene. Altrimenti è altro. E' vanagloria.
E ciò può anche starmi bene, ma allora almeno sappilo, prima di parlare. Ti ascolterò più volentieri.

Ora inizia.
Sì, lasciali così, i capelli. Spettinati.
Corti, lunghi, ma che ti frega.
Non m'importa delle tue occhiaie, davvero.
Danno l'idea di una che ha visto molto e molto vuole continuare a vedere.

 

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