
Sonico mondo, sonico incanto... Suoni dovunque vivi e distorti, suoni comunque docili e aperti...
Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.
E' accaduto *loading* volte
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Benvenuta.
La porta si è aperta con quel certo scricchiolìo. Ammetto di non averla molto oliata, ultimamente. Reso difficile l'ingresso. Capitano gli ostacoli, ma confido sempre nelle spinte. E come vedi, la tua spalla è forte, la tua mano penetra lo spazio interno e il tuo corpo arriva.
Benvenuta.
Di bellezza e sconcerto ce n'è, vero?, qui attorno. Li tenevo per me, accumulati. Faccio così, riempio le dispense fin quasi alla scadenza, poi, nel trabocco, invito qualcuno e condivido. Serviti pure e, se ne hai, donami pure le tue riserve. Ci nutriremo insieme.
Accomodati dove vuoi. Questa stanza ti accoglie ben oltre le pareti.
Gli altri? Te li presento. Sono carte d'identità. Il resto, la parte non scritta, se vorrai la scoprirai da te.
Fatti guardare.
Fai muovere l'essenza che scivola sotto il tuo abito in blu.
Sì. Mancava la tua declinazione. L'orientarsi schivo e ironico dello sguardo. Grazie d'averli portati. Li metterò in dispensa per quando mi mancheranno di nuovo.
Non ti aspettavo così, in verità. Pensavo t'avrei vista altrove, più tardi, esterna e distante, in mezzo agli altri.
Invece qualcuno d'improvviso ti ha invitata. Mi ha chiamato e detto "se ti va, viene anche lei."
Ti ha dato l'indirizzo e sei qui, concreta, completa, come non credevo.
Come a una sorella, ti dissi una volta. E come una sorella che abita lontano torni.
Non amica, ché gli amici riservano l'uno l'altro più pazienza e magari indulgenza di forme che i parenti.
Le sorelle invece sparano. Abbattono i filtri. Si abbracciano e sfidano. Più appropriato per noi. Almeno credo, essendo figlia unica. Te lo dissi, mi pare: ho il vantaggio così di scegliermi i fratelli che voglio. Ma assumo anche il rischio di perderli, non potendoli trattenere in genetica,
chiamarli di sangue.
Sì, lì, se vuoi. No, non si sciupa né piega. Sei leggera.
Più che come o dove, se stai.
Se esisti come vorresti.
Se ti avvicini all'idea che pensavi di essere.
Se a tratti l'hai goduta la felicità.
Se sì, dimmelo con gli occhi. Per la voce c'è tempo. Sono disabituata alla tua, troppo tempo è passato. Ne ho memoria vaga e soprattutto falsata.
Gli occhi invece li riconosco sempre.
Se è no, mentimi. Vorrei mettere in dispensa il buonuomore, oggi, e non tristezza. Per la prossima volta.
Comunque, ascoltandoti, la tua forma coincide col senso di te.
No, non t'interpreto.
Ti leggo piuttosto e sfoglio, ma col ritmo che pare al vento bizzarro che qui, da una finestra, arriva e gira le pagine, sposta le note. Così si creano ordini a caso, sequenze nuove rispetto a numerazioni progressive.
Così mi scomponi. E magari scopro altro anche di me.
Se rimani un po', ti dirò che ne penso. Di te come mi appari, intendo.
Se rimani un po', ti ricorderò quel detto di Catullo, "amami quando lo merito meno, perché sarà quando ne ho più bisogno".
Se rimani, forse, sorrideremo finalmente leggere.
C'è tempo, del resto.
Grazie davvero della sorpresa che so dipesa da volontà altrui. Ma sorpresa resta.
Sì, credo anch'io che il 14 sia un bel numero. Ma "Uno" lo è di più.
http://www.rockit.it/pub/i.php?x=00000639
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