
Sonico mondo, sonico incanto... Suoni dovunque vivi e distorti, suoni comunque docili e aperti...
Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.
E' accaduto *loading* volte
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Per oggi s'abbozza col poetico e ci si arruffa sull'economico.Ognuno, se ne ha voglia, inserisca un'idea... che tutto contribuisce a chiarire. 
Dunque, ciò che io so.
Quando entro da Freddy (mio negoziante preferito per l'acquisto dei cd), ad esempio, trovo come voi prezzi dai 20 a 25 euro per le novità, dai 10 ai 15 per gli special prices. Proviamo a scorporare un po'?
Dai.
So che è difficile redigere tabelle esatte e valide per ogni prodotto usicale. Però una visione generale è dato farsela. Poi ci sono alcune affinità con le modalità editoriali, quindi per me è un po' più semplice... Proviamo
Anzitutto capita di trovare differenze di prezzo su uno stesso identico prodotto da negozio a negozio. Non è però una regola fissa. Questo è causato dal ricarico (che può arrivare sino al 40% del prezzo finale). Il ricarico è applicato da ciascun dettagliante (Freddy o Ipercoop che sia) sul prezzo di listino. I piccoli negoazianti (i Freddy della situazione)devono applicare una percentuale di ricarico superiore. In più hanno il famoso problema magazzino, anche se le case discografiche cerchino da anni di favorire la rotazione dei prodotti. I nostri Freddy hanno poi spese proporzionalmente più alte rispetto ai centri commerciali, che possono applicare prezzi più bassi dato che usano spesso supporti musicali come prodotti civetta.
L'artista è un prestatore d'opera intellettuale (tipo che vai da Cristiano Godano e gli dici "Sei un prestatore d'opera intellettuale?" e lui ti risponde "Sì, tu lo dici"). Il suo compenso (le royalties) non è fisso, anzi purtroppo oscilla in modo vario, a causa di tanti fattori. Ma di sicuro è ciò che incide meno sul prezzo finale.
Non scordiamoci che a tal proposito le case discografiche anticipano consistenti somme a fondo perduto, tipo per gli emergenti (come fanno le editrici quando pubblicano a spese loro un libro). Questo serve a far iniziare a lavorare un artista. L'investimento però non si esaurisce solo in merito al prodotto/cd in sé. Riguarda una prospettiva più ampia, la vita artistica del soggetto. S'investe cioé sulla linea di prodotto. La media di investimento deriva dalla redditività dei prodotti di grido e da tutto il catalogo. È pari circa (in media, appunto) al il 12-13% del fatturato.
Se consideriamo la PIRATERIA nella giusta ottica, essa incide negativamente proprio alla base della piramide, data da questi fondi anticipati per la ricerca, che sono l'unico modo attuale per lanciare nuovi prodotti che di per sé non venderebbero a tal punto da coprire le spese. Così il primo disco di un artista è spesso prodotto in perdita e se gli va bene si rifà col tempo, all'interno del suo percorso artistico (che però va finanziato come detto sopra). La pirateria detiene oltre il 25% del mercato non paga tasse, non dà compensi all'artista. Costa poco. Poi c'è un trucco: se cambi un po' i titoli più famosi e che tirano contraffacendo i titoli che sono per definizione di successo non si corre neppure il rischio d'impresa.
Poi arriva l'IVA che non è la Zanicchi ma è brutta lo stesso. Si sa che l'aliquota è del 20%. Bella altina.
Soprattutto in paragone a quella che viene applicata ad esempio su libri e prodotti editoriali in genere, che la prevedono al 4%. Differenza assurda, quindi.
Tutto andrebbe portato al 4% , dato che sono entrambi prodotti culturali.
Ora, ci sono dei santi inascoltati che sostengono che se anche l'Iva fosse ridotta sui prodotti fonomeccanici, le entrate statali non ne risentirebbero. Ed io ci credo fermamente. Altri pazzi invece dicono che se ci fosse l'abbassamento allora sarebbe peggio, perché il carico fiscale verrebbe ammortizzato sui consumatori, facendo elevare ulteriormente il costo del prodotto finito/cd. Io ricordo a questi pazzi che l'industria musicale in particolare non ha mai avuto facilitazioni o sovvenzioni...
Poi, beata SIAE. Si chiamano diritti fonomeccanici (sembrano un'arma di Goldrake). Incidono sempre e comunque del 5% sul prezzo finale.
E quanto costa fabbricare il cd? Dipende dal PACKAGING. Lo volete con più o meno foto nel libretto? Quanti testi? Quante pagine? Che box desiderate? In media tutto ciò incide del 7%. E per registrarlo? Dipende dal tempo che ci vuole, ad esempio. Poi si sta parlando di una creazione artistica, quindi non lo quantifichi molto bene all'inizio. Qualcuno affidabile mi parla di costi dai 20.000 ai 200.000 Euro.... Certo, vi parlo in generale... ![]()
LICENZA. Non di uccidere ma di pubblicare brani o album di altre case discografiche (tipo se vuoi fare la compilation di SanScemo). I diritti in merito variano "di costo".
DISTRIBUZIONE. Ecco un'altra cosa che incide un bel po'. Risbuca fuori la differenza tra Freddy e l'Ipercoop. Media del 5% sul prezzo finale.
PUBBLICITA'. Come lo pubbliciziamo questo cd? Ecco un costo pesante. Le campagne pubblicitarie passano prevalentemente per radio (in Tv poche volte, al massimo su canali tematici). Dai 40.000 ai 400.000 Euro. Il videoclip è marketing. Lo potete pagare dai 45.000 ai 250.000 Euro per una sola canzone. Tutto dipende da chi lo dirige, dove lo fate, quante modelle vi servono (hehehe!)...
Insomma, a 20 Euro ci arrivi che è una meraviglia...
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Dèlf in her musica mood
Esplorazione