Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.
Io resto anche quando non mi avrai e ti avrò pur senza possederti.
Non aveva che queste parole. E di altre non fu capace. Perché uno schianto imprevisto distrasse dal resto, deviando il suo passo dal tratto consueto. Un tratto ben noto, domestico e caro. Se accadde, fu senza che sapesse perché o il come di quel fatto. Qui stava la bellezza, un'incoscienza d'incanti senza barriere che spingeva verso un sorriso. E quel muovere lieve di labbra che gridava alla gioia, fu davvero una grande risposta. Ché la vita, pensò, davvero è così... Che quando cammini spalanca improvvisa visuale, oltre una curva che già conoscevi. Che l'albero in fondo, laggiù dove stava, non si era mai visto... Ed ora innalzava la chioma sul resto, ridendo della sua distrazione. Grande come sempre, nuovo come mai. E che io, ancora si disse, non sapevo l'odore di foglie battute dal vento e il colore dei manti smeraldo, che ai piedi del tronco oscillano al sole. Io non respiravo al fondo di me, per paura che l'aria riempisse i miei vuoti, nascosti e scordati dietro splendori bugiardi di bene e pienezza. Pensò che il suo tempo non era poi eterno, che un giorno valeva di più se a sera il tramonto sapeva di due che senza paura si amarono e tanto. E scelse. Parole che furono inizio.
Io resto anche quando non mi avrai e ti avrò pur senza possederti.