
Sonico mondo, sonico incanto... Suoni dovunque vivi e distorti, suoni comunque docili e aperti...
Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.
E' accaduto *loading* volte
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Perché un anno che inizia è una costruzione, un atto personale che s'innesta sulle cose che accadranno, quelle che non controlliamo. E allora, per augurare ogni bene, lascio un segno un po' inusuale...
Cosa accade, per me, nella mente di chi crea nell'attimo prima di lasciar traccia, quella giusta che dirà meglio d'ogni altra il suo sentire. Noi, come lui, da oggi ricreiamo tutti i giorni che verranno... Buon tutto!
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E lo scrivano si sofferma ancora un po'. Un attimo ulteriore,
un altro istante sopra il foglio.
Quello che ora conta è la penna
e il mare bianco che ha davanti.
Conta che a volte bisogna andare avanti,
ma non per strade o a fare altro.
Andare nel silenzio
a cercar nuove parole.
Un'emozione che logora e spaventa.
Che eccita e sgomenta.
Questo va a fare.
Seduto. Il mento teso.
La mano ferma che aspetta di partire.
Quel bianco è da solcare.
Il foglio non perdona, è lì che chiama
ma lui non ha risposte.
Prova a salpare.
Un'onda di parole lo solleva,
spinge la penna ma poi va a naufragare.
Nulla da fare.
Da riva, sembra un mare troppo grande da riempire.
Si ferma e aspetta.
La stanza non dà pace,
non è come una spiaggia aperta ai quattro lati,
ha muri fermi che bloccano i pensieri
e solo una finestra per sognare.
Poi ci riprova.
Afferra una parola, è lì che vola,
la blocca e la costringe
a incatenarsi al foglio.
Lei scappa, si ribella, non ha pace,
nega di essere quella che serviva,
è come stare sulla riva a calpestare
la schiuma con i piedi
e illudersi che un'onda
sia diventata nostra
e non ritorni al largo dei pensieri.
Lui lotta, la soffoca e ripiega,
vuole che lei si arrenda alla sua penna,
e la costringe a stendersi sul bianco,
vittima e amante sul letto da disfare.
E poi silenzio.
Lei, muta, non reagisce.
Resta bloccata ed unica sul foglio.
Nulla che segua, che urli, dica o serva.
La mano attende ancora e inutilmente.
La penna chiede che gesto c'è da fare.
Ma nella mente lui vede solo un mare
sempre più mosso, beffardo e assai distante.
Non sa solcare le onde di parole,
si arrabbia e arruffa,
dispera e guarda indietro,
la tempia pulsa, il fiato si fa grosso,
e lei lì sotto
esanime e orgogliosa,
crucciata e zitta
rimane ferma nel bianco che circonda.
Allora pensa che in fondo non ha senso
che sia una lotta l'amore con il mare,
respira a fondo e smette di guardare,
aspetta ancora ma senza più cercare.
Passa un istante o forse sono ore,
giornate e secoli, non lo saprebbe dire.
Quella parola a un tratto lo strattona,
reclama baci e lettere e pensieri,
si alza dal foglio, trascina la sua mano,
lo chiama e parla, graziosa si fa amare,
implora un gesto, di lui piena attenzione,
smorfiosa gioca, malizia sa dosare,
e lui stupito si lascia trascinare,
prende la penna e inizia a navigare,
una parola, poi dieci, cento e mille
la riva ormai è un limite lontano,
adesso ondeggia nell'acqua che solleva,
il cielo brilla di cose da narrare
e altre parole, cadute come stelle,
sul foglio bianco stan per precipitare.
E lo scrivano ora ha il suo saluto,
quel che cercava nel mare senza tregua,
bianco domato da tracce
nere e sue .
Monia
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Dèlf in her suggestioni mood
Esplorazione