
Sonico mondo, sonico incanto... Suoni dovunque vivi e distorti, suoni comunque docili e aperti...
Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.
E' accaduto *loading* volte
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In questa lotta, a tratti, meraviglie.
Ti racconto di attimi in cui mi sentivo bellissima.
Ché la bellezza, sai, è solo una tensione verso l'equilibrio. Non è fatta di estetiche oggettive o genetiche perfette.
E' eleganza.
Un'eleganza morbida, audace ed imperiosa. Che se sorride non spezza l'atmosfera, non sembra meno misurata.
Un'eleganza che si racconta tramite un solo gesto o l'accenno di uno sguardo. E poi si lascia andare.
Che nasconde dietro un lieve cenno lo schianto di potenze inaudite, sorprendenti.
Perché la bellezza si concede agli altri, magnifica, e facendolo si amplifica. Non può trattenersi: non sarebbe bellezza.
Lo sai, vero, quanto io la cerchi, sempre, in ogni mia giornata, nelle persone che incontro, in ciò che sento...
Quanto irrinunciabile sia quell'eleganza per me.
Bellezza, dunque.
L'attimo perfetto in cui coincidi davvero con te stesso.
Ed io ero lì.
Né prima né dopo. Esattamente quando accadde.
Fiammeggiante ero in quel mentre. Che forse, vedendomi, avresti detto che esplodevo perdendomi tra i lampi.
Inerme al confronto di tutta quella energia. Proiettata in un cielo ignoto.
Ero, di me, ogni cosa.
Centro e margine,
ponente ed occidente,
sud che tende al nord
e nord che gli risponde.
Ci fosse, ora, una parola per dirti meglio tutto questo, la direi. O forse il silenzio sarebbe la migliore descrizione.
Un silenzio fragoroso. Il nulla di parole, nero verbale.
Come vedi, sempre lì si torna...
al nero fratello.
Ed è li che, difatti, come uno schianto su un volto che non se lo aspetta, quella bellezza mi ha poi catapultato, facendosi austera, spocchiosa, ingrata... su quel nero che prima fu bianco. Forse un bianco un po' sporco, ecco, sì, un po' sporco, ma pur sempre bianco. Silenziosa, tanto, quanto prima fu loquace.
...
"Lascia stare
non mi chiedere più niente,
fallo per favore.
Hai succhiato
sufficientemente energia:
ora vattene via.
E portami con te, se vuoi,
nelle ciance vergognose che farai.
Ti odio: tutto qua.
Come i soldi, come la slealtà,
come chi volta le spalle e se ne va.
Ma lascia stare
e non mi coinvolgere mai più,
se ti riesce.
Ti ho spiegato,
sempre nulla hai capito; e ormai
non c'è altra opportunità.
E sappi bene che
non avrò blandizie da vendere, non a te..."
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Dèlf in her suggestioni mood
Esplorazione