
Sonico mondo, sonico incanto... Suoni dovunque vivi e distorti, suoni comunque docili e aperti...
Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.
E' accaduto *loading* volte
____________________________________
____________________________________
Il mattino dopo.
Stropicciato. Gonfio di sonno.
Quello che hai perso e nemmeno tentato.
Perché a volte il giorno di prima trabocca.
Non gli bastano 24 ore per completarsi.
E allora si allunga, oltrepassa il confine del buio e decide di durare.
Si prende con forza ore non sue. Ruba alla mezzanotte il suo poi.
Invade, straniero, la parte di tempo che segue.
E i tuoi occhi sono aperti più del normale. Colgono, in quello scuro, le cose che il giorno di prima ha deciso di portare con sé, per sbattertele addosso. Perché tu le veda meglio, così, nella loro ombra, lontane dal sole.
Un giorno di 32 ore almeno.
Che il mattino, poi, non è un mattino: è l'estensione di luce sbagliata, fuori luogo, che non ti serviva.
Luce che rotea attorno, tra il caffelatte e la gloria del tempo libero.
Ma a un tratto, la domanda che rantolava al buio cercando la risposta ti si fa davanti.
Mani su fianchi, occhi stanchi come i tuoi. Uno strano sorriso. Come sfiancato.
Scorre davanti a te, quella domanda, come il titolo di coda di un film in cui hai fatto tutto tu.
Che nemmeno Clint Eastwood.
Il punto interrogativo arriva alla fine.
Fa uno sbadiglio.
Si allunga, distende la schiena e diventa quello che deve.
Esclamativo, come sperava d'essere.
Il destino d'ogni domanda, d'altronde, è di raddrizzare la curva in risposta lineare, in strada nuova da fare.
_________________________________
Dèlf in her fuffa mood
Esplorazione