
Sonico mondo, sonico incanto... Suoni dovunque vivi e distorti, suoni comunque docili e aperti...
Ricorda, tesoro,
la felicità non sa
cos'è l'eterno,
conosce solo
vaghi istanti
di presenza.
Ed io
ti guarderei per milioni di volte
senza mai
impararti a memoria.
E' accaduto *loading* volte
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Ero, di te, il mio spazio più grande a contenerti, ampio come vagare su valli con gli occhi,
quando resti ad osservare paesaggi di collina.
Ero il suono del cuscino, il passo lento sulle scale, la trama cancellata del disegno da rifare.
Non quello che chiedevi, ma solo la risposta, scissa da domanda, piena e completa.
Coincidono, a volte, gli interrogativi con ciò che sai scoprire e allora attorno il mondo esulta di leggero e comprensione, sembra volare come un panno steso al sole di scirocco.
Il segno d'una faccia che non dorme, ero, pensandoti di notte.
Ed ero me, protesa in accoglienza, così come potevo, che sembravo un confine di nido sicuro, una stanza di finestre che guardano fuori proteggendoti col vetro.
Silenzio, ora, che m'imponi, assenza fredda che, macigno, mi comanda di non dire.
Sola, direi.
Sotto un albero rimango, seduta e bassa come il terreno. Lui non parla, io nemmeno. Ci si capisce d'odori e di sassi, di battiti d'ali in rifugio là sopra e formiche sul tronco.
Sognare è un volo troppo alto, a volte, e ti fa male cadere senza piume. Metto radici, allora, mentre ti aspetto. Almeno un giorno fiorirò, andandomene in petali ed aromi.
Quest'albero è in preghiera -il dio non lo conosce- perché si alza di ramo in ramo e chiede cielo. Anch'io.
E' un ponte di contatto tra ciò che lo trattiene e un vento di viaggio e di frontiera. Non io.
Io lo guardo soltanto e lo contengo, sfiorandone cortecce e germogli delicati in promessa di fogliame.
Torni?
Silenzio.
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Dèlf in her suggestioni mood
Esplorazione